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Una vasta operazione della guardia di finanza di Latina è scattata in diverse zone del sud pontino e nella provincia di Salerno. Undici le misure cautelari esegute dalle prime ore della mattinata di oggi, 11 settembre, di cui quattro agli arresti domiciliari e sette obblighi di presentazione alla guardia di finanza. Gli indagati sono considerati appartenenti a un articolato gruppo criminale, con base operativa nella città di Formia e ramificazioni nella provincia di Salerno, dedito alla creazione e commercializzazione di falsi crediti di imposta per 79 milioni di euro, maturati attraverso l’indebito ricorso alle misure di sostegno del Governo varate durante l’emergenza Covid.

L’operazione della finanza a Formia: perquisizioni e sequestri – Il video

Fra gli indagati imprenditori, prestanome e un consulente del lavoro

Nel corso dell’operazione, condotta con il supporto di sei reparti competenti per territorio e delle unità cinofile “cash dog” di Fiumicino e Ciampino, sono state eseguite 33 perquisizioni e il sequestro di falsi crediti, beni mobili e immobili, assetti societari, denaro e oggetti preziosi. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio. Dell’organizzazione criminale fanno parte alcuni soggetti pregiudicati per reati tributari, tra cui uno, considerato il principale esponente del sodalizio, già condannato per estorsione e rapina. Fra i destinatari di misure cautelari ci sono imprenditori, tre prestanome e un consulente del lavoro, ma l’indagine ha coinvolto complessivamente 32 persone. 

L’origine dell’indagine

L’indagine, condotta attraverso prolungati accertamenti documentali, tecnici e contabili, ha preso le mosse dal monitoraggio di alcuni componenti del nucleo centrale dell’associazione a delinquere, già indagati in passato per reati fiscali secondo il classico schema delle false fatture a favore di imprenditori compiacenti, già oggetto di misure cautelari dell’autorità giudiziaria. Gli accertamenti dei finanzieri hanno riguardato in particolare presunte cessioni di crediti di imposta in totale assenza di requisiti. Così, dai primi sospetti, è stato avviato, a partire dal 2022, un costante monitoraggio dell’organizzazione criminale ricostruendo il funzionamento del sistema: l’unica finalità del gruppo era appunto la creazione e la commercializzazione di falsi crediti di imposta, successivamente monetizzati e ceduti a ignari acquirenti estranei alla truffa, crediti poi portati in compensazione ai danni delle casse dello Stato.

I casi di frode con bunus e superbonus

Sono cinque le casistiche di crediti di imposta fittizi rilevate dalla guardia di finanza: bonus facciate, bunus ristrutturazione, sisma bonus, ecobonus e superbonus. Il professionista operante nella provincia di Salerno reperiva società attive ma con scarsi mezzi finanziari e prive di struttura organizzativa, intestate a prestanomi ma funzionali a creare falsi crediti di imposta. Il sistema architettato prevedeva poi di indicare falsamente all’Agenzia delle entrate l’esistenza di crediti d’imposta falsi, in alcuni casi anche con la compiacenza retribuita di alcuni proprietari degli immobili. I crediti falsi venivano poi ceduti a soggetti e società compiacenti riconducibili allo stesso gruooi ottenendo così dall’Agenzia delle entrate l’attestazione della loro esigibilità. Secondo le stime degli investigatori la frode ha generato un danno all’Erario per oltre 80 milioni di euro.

Riciclaggio con i profitti illeciti

Il profitto ottenuto dagli indagati è stato quantificato invece in circa 8 milioni, reimpiegati e riciclati attraverso la creazione di altre società controllate dall’organizzazione, investimenti in attività commerciali, come bar o società immobiliare, operazioni di gioco online, fatturazioni verso altre società coinvolte per monetizzare i profitti, trasferimento su conti correnti di una società con sede in Inghilterra  e riconducibile al consulente del lavoro.

 

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