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Partita la possibilità di presentare a Simest le domande per richiedere fino a cinque milioni di finanziamento per le grandi imprese e fino a 2,5 milioni per le Pmi. Il tutto può essere completato da un contributo a fondo perduto del 10% o del 20% a seconda dell’ubicazione dell’impresa. Attenzione, però, al fatto che l’aiuto è concesso in regime «de minimis»: l’impresa beneficiaria, dunque, deve avere spazio a disposizione nel plafond, generalmente di 300mila euro, valido su tre anni. Aprono oggi i bandi che distribuiscono il plafond dedicato all’Africa, ma quello più rilevante, almeno per gli importi in ballo, è quello relativo al potenziamento dei mercati africani, come chiarito nella circolare Simest 1/394/2024. (Sole 24 Ore)

La condizione principale per partecipare è rappresentata dal fatto che l’impresa deve essere stabilmente presente, esportare o approvvigionarsi nel continente africano. In alternativa, deve essere stabilmente fornitrice di imprese italiane provviste di questi requisiti.

Le imprese beneficiarie devono intanto avere un fatturato export pari ad almeno il 5% del totale, come risultante dall’ultimo bilancio. Tra le varie alternative, poi, possono dimostrare di essere stabilmente presenti in almeno un paese africano, ad esempio se l’impresa ha una sede commerciale o produttiva attiva da almeno sei mesi rispetto alla data di presentazione della domanda (come provato da visura camerale o altra documentazione, anche fiscale). In tal caso, Simest verifica la sussistenza del requisito anche alla data della prima rendicontazione, pena la revoca dell’intervento agevolativo.

In alternativa, se ha la sede commerciale o produttiva attiva da meno di 6 mesi o non attiva alla data di presentazione della domanda, deve fornire evidenza della costituzione e operatività della stessa sede entro la data della prima erogazione. O ancora, l’impresa può partecipare al bando se realizza esportazioni di beni e servizi verso uno o più paesi africani in misura non inferiore al 2% del proprio fatturato totale oppure se realizza importazioni di materie prime strategiche e di altri prodotti come beni intermedi e finali, beni strumentali e altre materie prime, da uno o più paesi africani in misura non inferiore al 2% del proprio fatturato totale.

Se l’impresa non ha questi requisiti, può comunque partecipare al bando se ha almeno un 10% del fatturato totale (come provato dall’ultimo bilancio), derivante da operazioni di fornitura risultanti da specifici contratti/ordini commerciali stipulati in data antecedente alla data di presentazione della domanda, verso una o più imprese italiane con i requisiti richiesti.

Fermo restando l’importo minimo di 10mila euro, l’importo massimo dell’intervento agevolativo richiedibile è pari al minore tra il 35% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci (voce A1 del conto economico) e 500mila euro per le micro-imprese, 2,5 milioni per le Pmi e cinque milioni per le grandi imprese. Il tasso d’interesse agevolato, fisso per tutta la durata dell’intervento, è pari a una percentuale del tasso di riferimento indicata dall’impresa richiedente, in sede di presentazione della domanda, tra 10%, 50% e 80%. La durata complessiva del finanziamento è di sei anni a partire dalla data di stipula del contratto di finanziamento: in particolare, è composta da un periodo di preammortamento di due anni e un periodo di rimborso di quattro.

 

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