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29 Luglio 2024

di Giuseppe Gaetano, editor in chief

Nel primo trimestre del 2024 il conto tra filiali bancarie aperte e chiuse segna appena -7 mentre 10,4 milioni di italiani e 265.635 imprese sono attualmente in comuni privi di sportelli.

La First Cisl aggiorna i numeri della cosiddetta “desertificazione bancaria”: Friuli Venezia Giulia e Toscana le regioni più colpite dal fenomeno negli ultimi mesi; seguite a stretto giro da Lazio, Umbria e Veneto. Ovviamente in questo momento il Centro Nord ha più da perdere rispetto al già spopolato Sud. In controtendenza rispetto al sistema Banco Desio e Popolare di Sondrio, che al contrario stanno incrementando il presidio del territorio.
I colleghi della Fisac Cgil affermano che solo nel 2023 il personale dipendente del comparto bancario è sceso di 4.292 unità (-2,4% a/a) su 7.327 risorse congedate a livello globale; e che a fine 2026 i dipendenti dei primi 7 player italiani (la cui proprietà, sul totale delle rete bancaria nazionale, è scesa ancora al 52,4%) scenderanno sotto le 170mila unità dalle attuali 171mila. A nostro avviso non si “desertifica” solo per ridurre l’organico – come sostengono i sindacati – ma anche per riorganizzare il network distributivo a seguito di partnership e acquisizioni, e per dare comunque un senso ai corposi investimenti tecnologici per attuare la strategia ‘digital first’.

Le indagini, inoltre, non prendono in considerazione la crescente rete di agenti e mediatori delle società di intermediazione creditizia, al servizio delle famiglie come delle imprese.  Dello spazio aperto al loro business dalla “razionalizzazione” della presenza fisica dei grandi gruppi ha parlato lo stesso presidente OAM Francesco Alfonso, nell’opening speech che ha inaugurato il Leadership Forum Summer 2024 di Roma.
E ci sono anche i confidi ad avvantaggiarsi di questa situazione: un settore che PLTV.it segue da vicino e in rapida evoluzione – grazie ad accorpamenti, incrementi patrimoniali e investimenti in tecnologia digitale – dalla semplice concessione di garanzie alle aziende socie, verso il credito diretto e la consulenza specialistica in ogni ambito finanziario, incluso quello legato alla sostenibilità e alle azioni Esg. Secondo una recente inchiesta di Plus24, negli ultimi 15 anni i prestiti alle micro imprese si sono contratti infatti di 70 miliardi di euro, nonostante i diversi incentivi; ma nell’ultimo biennio i piccoli importi assistiti ed erogati direttamente dai confidi vigilati sono passati dai 373 milioni del 2022 ai 478 del 2023, e il trend appare in crescita anche nell’anno in corso.

Per tutti questi motivi l’esecutivo sembra ben disposto a superare la vetusta Legge Quadro del 2003 e ad accogliere le loro richieste di ampliare attività e cifre erogabili, come già avvenuto in parte nella riforma del Fondo di Garanzia Pmi: un passaggio normativo quasi doveroso considerato che parliamo di realtà senza scopo di lucro, dall’anima mutualistica, prossime alle aree geografiche di riferimento come lo sono rimaste forse solo Bcc e CR, e soprattutto al servizio di quelle piccole e sfiduciate aziende che più faticano ad accedere al finanziamento, anche per mancanza di competenze tecniche. Il credito cooperativo da solo non basta

Confidi, il Governo conferma l’Ampliamento delle Attività nella Riforma

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