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Sono 133, in Calabria, i comuni destinatari di beni immobili confiscati (in totale sono 1870 i beni destinati), di questi 67 quelli che non pubblicano l’elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge, pari al 50% del totale, mentre sono 66 quelli che pubblicano le informazioni sui patrimoni confiscati loro destinati. E’ quanto emerge dal terzo Report nazionale sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali, realizzato da Libera in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il contributo di Istat, presentato al festival Trame13 di Lamezia Terme (Cz).
Il primato negativo spetta ai comuni della Provincia di Vibo Valentia dove su 20 comuni destinatari di beni confiscati, ben 13 non pubblicano l’elenco; non meglio la fotografia per i comuni della Provincia di Crotone dove su 11 comuni sono 6 quelli che non pubblicano l’elenco, segue la Provincia di Cosenza con 7 comuni sui 19 complessivi e la Provincia di Reggio Calabria con 33 comuni sui 67 destinatari di beni confiscati. Per quelli della provincia di Catanzaro, su 16 comuni, la metà è inadempiente. In generale, il primato negativo in termini di trasparenza assoluti spetta ai comuni del Sud Italia (comprese le isole) con ben 248 comuni che non pubblicano l’elenco. Segue il Nord Italia con 87 comuni e il Centro con 51. A livello di singole regioni, tra le più «virtuose» – quelle cioè che raggiungono o superano il 70% dei comuni che pubblicano l’elenco – ci sono la Liguria (87,5%), l’Emilia Romagna (84,4%), la Puglia (79,8%) e il Piemonte (78,2%).

Tra i rimandati con una percentuale al di sotto del 50%, la Basilicata, la Calabria, il Lazio e il Molise. Nello specifico, si fa rilevare come anche le 4 regioni ferme a 0 comuni adempienti nel 2022 (Basilicata, Molise, Trentino e Valle d’Aosta), nel 2023 abbiano fatto registrare un balzo in avanti. Complessivamente i dati migliorano in tutte le regioni, con punte significative, considerato il peso regionale, per Campania, Piemonte e Liguria. Risale lentamente la Calabria che passa dal 18,8% al 49,8%. Lo stesso vale per la Sicilia, dove, a fronte del 29,9% del 2022, nel 2023 è arrivata al 56,5%.
«E’ bene in ogni caso ricordare – sottolineano gli autori dello studio – che tali considerazioni vanno lette con la massima cautela, dato il numero significativo degli immobili confiscati che gli enti locali in queste regioni sono chiamate a gestire. Sono tre le province assegnatarie di beni confiscati che non pubblicano l’elenco: Crotone, Matera e Messina, mentre Calabria e Lazio, tra le regioni monitorate, sono le uniche a non pubblicare nulla».

 

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