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Transizione efficiente al 2030, ridotte le emissioni del 30%, ma si può fare di più. Quali sono gli strumenti

Una transizione energetica da ripensare e accelerare, puntando sull’efficienza. Troppo spesso ci concentriamo sugli obiettivi delle energie rinnovabili, varando incentivi e normative, investendo in tecnologia, infrastrutture e comunicazione ai cittadini. Tuttavia, trascuriamo l’urgenza di rendere più efficiente l’uso dell’energia elettrica, il cui fabbisogno è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni.

Si è parlato di questo nel convegno “La Transizione Efficiente: nuove soluzioni per l’energia del futuro”, promosso da Engie Italia e Il Sole 24 Ore, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Un momento di confronto tra imprese, istituzioni e pubblica amministrazione per capire come rifocalizzare il percorso energetico.

I dati: l’Italia riduce le emissioni, ma si deve fare di più

Al centro del dibattito vi sono due concetti fondamentali per il processo di misurazione e valutazione della situazione attuale, evidenziati nel titolo stesso dell’incontro: l’efficienza nella transizione energetica e il futuro.

“La transizione energetica è responsabilità collettiva. Non è un percorso facile ma è una sfida necessaria. Il nostro compito è fare di tutto per renderla un’opportunità. Per noi di Engie è un impegno quotidiano che sentiamo verso le future generazioni”, afferma Monica Iacono, Ceo di Engie Italia – La fotografia scattata dallo studio dice chiaramente che è necessario accelerare e che i costi dello scenario inerziale sono superiori agli investimenti necessari per raggiungere i target previsti.

Nel 2022, l’Italia ha ridotto le emissioni del 30% rispetto al 2005, raggiungendo circa 177 MtCO2eq. Tuttavia, per centrare gli obiettivi UE al 2030, è necessario superare il 50%, riducendo ulteriormente di 137 MtCO2eq rispetto al 2022.

Lo scenario “business as usual”, stimato considerando le attuali politiche, mostra chiaramente che continuando così non raggiungeremo gli obiettivi auspicati. In particolare, il target del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) non sarebbe sufficiente a soddisfare gli obiettivi europei, richiedendo un’ulteriore riduzione di 22 MtCO2eq.

Come si può colmare il gap

Il primo passo è accelerare ulteriormente le installazioni di impianti rinnovabili. Nel 2021, le fonti energetiche rinnovabili (FER) rappresentavano circa il 40% del mix di generazione. Il PNIEC richiede che questa percentuale raggiunga il 65% entro il 2030. Pertanto, è necessario aumentare di 3,5 volte la capacità del fotovoltaico e di 2,5 volte quella dell’eolico rispetto ai livelli del 2021. Inoltre, l’integrazione di sistemi di accumulo negli impianti con capacità compresa tra 200 kW e 10 MW può significativamente incrementare la quota di autoconsumo.

“La transizione energetica pone obiettivi estremamente sfidanti e richiede nei prossimi anni un cambio di passo – afferma Vittorio Chiesa, Chairman Polimi Graduate School of Management – ma la transizione si ottiene anche con il contributo di altre soluzioni, quantitativamente meno rilevanti, agendo sui relativi elementi abilitanti: l’adozione di tecnologie per l’efficienza energetica in ambiti quali la Pubblica Amministrazione, la diffusione del teleriscaldamento, la gestione della filiera per la produzione di biometano su larga scala, lo storage per l’aumento delle soluzioni di autoconsumo”.

Rispetto alle attuali tecnologie utili all’efficienza energetica e alla decarbonizzazione (come fotovoltaico, solare termico, pompe di calore, storage e idrogeno), l’analisi mostra come la filiera sia ancora poco sviluppata: nel 2021 il 100% dei target risultava ancora da coprire.

L’importanza del teleriscaldamento

Un ruolo significativo nel supportare la decarbonizzazione e l’efficienza nel settore residenziale può essere svolto dal teleriscaldamento.

Attualmente, questa tecnologia copre 9,7 TWh all’anno, ma ha un potenziale di sviluppo quattro volte superiore. Entro il 2030, potrebbe produrre 38 TWh, sufficienti per efficientare quasi il 10% della domanda termica residenziale, con investimenti annui compresi tra 7 e 10 miliardi di euro. Per attrarre questi investimenti, per Engie è necessario un quadro di policy organico che integri norme e incentivi in modo sinergico, stimolando la domanda tramite l’introduzione, ad esempio, di obblighi di allacciamento alla rete per i nuovi edifici.

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